Non siamo tutti nella stessa barca

Pubblicato dal Mutuo soccorso itinerante

Non serviva il virus per capire che in questo sistema c’è chi sta nella suite di prima classe e chi ai remi nelle sentine.
Non serviva il virus per accorgersi che i più colpiti dalla pandemia sono quelli con “patologie pre-esistenti”: poveri, precari, disoccupati, donne, senzatetto, carcerati, immigrati.
E non c’era bisogno del virus per certificare che i “lavori indispensabili” coincidono con i lavori sottopagati: commessi, infermieri, fattorini, camionisti, addetti alle pulizie, braccianti: il fallimento del neoliberismo è sotto gli occhi di tutti.

E’ servito però il virus per portare nel discorso pubblico il fatto che un’alternativa a questo sistema è possibile.
Quegli stessi governi la cui missione era ridurre lo stato, tagliare le tasse, privatizzare e smantellare i servizi pubblici stanno scoprendo che il sacro feticcio del mercato non ci può difendere da questa crisi.
Noi abbiamo sempre saputo che un’alternativa è possibile ma, vedendo come sono state gestite le crisi passate e in corso, non dobbiamo farci illusioni.

La crisi che seguirà la pandemia avrà conseguenze difficilmente prevedibili: sarà necessario un grande impegno economico da parte degli stati per attenuare un’emergenza economica così diffusa; non si può prevedere la strada che ciascuno Stato percorrerà, ma è probabile che la crescita del nazionalismo e gli appelli all’unità nazionale faranno da grancassa per promuovere ancora misure di austerità e “lacrime e sangue” per le classi popolari. Ed è probabile che questa offensiva sarà accompagnata in parte da misure demagogiche, di cui vediamo già qualche segnale, che non toccheranno affatto nella sostanza gli interessi di fondo dell’élite e la sua determinazione a scaricare i costi della crisi sulle spalle della plebe, ma serviranno a gettare fumo negli occhi per spacciare la tesi che, appunto, “siamo tutti sulla stessa barca”.

Il cambiamento di rotta non può che passare dal conflitto sociale e dalle forme di lotta, com’è già successo con gli scioperi spontanei contro la perdurante apertura delle fabbriche.
Quindi da una parte sarà necessario dare il via ad una stagione di lotte e rivendicazioni (sostenendo per esempio le richieste di reddito universale).
Dall’altra, passando dal macro al micro, sarà ancora più necessario trovare soluzioni collettive e auto-organizzate per diffondere il mutuo aiuto, creare reti di solidarietà, punti di mutuo soccorso e casse di resistenza a partire dagli spazi di aggregazione e dalle organizzazioni che ci sono più affini e già presenti sul territorio, dove le reti relazionali sono già consolidate.
Estendere le pratiche di mutuo aiuto significherà praticare in concreto azioni che uniscono, creare relazioni diverse da quelle sottomesse al profitto, proporre alternative che si fanno esempio, coinvolgendo cerchie sempre più ampie di persone.


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