NON È UNA GUERRA!

Post dinamico
ultimo aggiornamento 22.04.2020

Riflessioni, contributi e approfondimenti in aggiornamento su il linguaggio e simbologia bellica per descrivere la pandemia.

Pubblicato da LSOA Buridda

in collaborazione con Nicola Giordanella
direttore di http://genova.erasuperba.it/


Ascolta il podcast con l’intervento di Nicola Giordanella dalla 3° assemblea radiofonica di radiogramma:

La crescita dei populisti e dei sovranisti, come vengono chiamati oggi per indicare le destre xenofobe, influenza, anzi per restare in tema, infetta il linguaggio. Quando il linguaggio infetto si diffonde e viene utilizzato dal sistema della comunicazione mass mediatica, eccoti servita la pandemia dell’odio, della caccia al nemico/diverso e della guerra.

Da giorni basta aprire un giornale, scorrere le notizie sul telefono, guardare un notiziario in TV per sentirci dire che siamo in guerra: la trincea degli ospedali, il fronte del virus, l’economia e il bollettino di guerra.

Ma che ci fosse qualcosa di mutato nel linguaggio ce ne siamo accorti fin dall’inizio. Con l’aviaria e la suina, le altre epidemie che negli ultimi decenni hanno colpito l’umanità, i toni erano preoccupati ma rassicuranti e in un certo modo si cercava di trasmettere come cause la richiesta di alimenti industriali con tutte le sue ricadute di sfruttamento e allevamento intensivo. Con il Covid19 abbiamo fin da subito assistito all’ approccio del “dagli all’untore cinese”. Addirittura identificando/nominando questo tipo di coronavirus come virus Cinese, come se i virus avessero una nazionalità. 

Si viene a creare così il nemico esterno da respingere con forza.

Quando però fu palese a tutti che questa volta eravamo di fronte ad una vera e propria pandemia, generata dalle aberrazioni del liberismo, la giostra era già in moto. Il linguaggio militaresco ha iniziato a prendere sempre più campo. La metafora bellica è diventata un automatismo persistente e ben oliato tanto da far desistere dal pensare che si tratti principalmente di sciatteria lessicale. 

La comunicazione e il linguaggio non solo raccontano, ma influenzano le attività umane e in guerra le attività umane sono concentrate in una sola direzione e non guardano in faccia nessuno, in guerra non viene usata nessuna prudenza. La guerra è pura emergenza dove tutto è sacrificabile: la libertà, la vita.

La guerra ci vuole ubbidienti, docili, vittime designate. I malati diventano così solo numeri e quindi inevitabili vittime civili.

Ma questa non è una guerra perché non c’è, in senso proprio, un “nemico”. Il virus non ci odia essendo solo un’entità biologica parassita.

Non è una guerra, pertanto è inaccettabile che per “combatterla” muoiano medici, infermieri e tutte le altre categorie di lavoratori e lavoratrici chiamate al “fronte”.

I lavoratori e le lavoratrici non sono “soldati” da mandare in “battaglia”, pronti a compiere un “sacrificio” ineluttabile. Usare continuamente questo ritornello è come minimo disonesto.

Non è una guerra ed è pericoloso pensare che lo sia, perché in questa cornice risultano legittimate derive autoritarie.

Non è una guerra! quindi perché continuare a finanziare l’industria bellica e depotenziare il servizio sanitario? 

Non è una guerra, perché le guerre si combattono con lo scopo di difendere e preservare il proprio stile di vita. L’emergenza ci chiede, invece, non solo di progettare cambiamenti sostanziali, ma di ridiscutere interamente la nostra gerarchia dei valori e il nostro modo di pensare. 

Radiogramma in questo scenario si è posta , e continua a porsi,  durante la quarantena come una Radio Londra atta a smontare e sabotare questa retorica tossica, cercando le radici strutturali delle cause della pandemia. Non abbiamo bisogno di nuove parole o nuove metafore , ma di attribuire il significato corretto a quelle che già utilizziamo per uscire da questo incubo di odio e sopraffazione chiamato neoliberismo. 


“Basta con l’insopportabile linguaggio di guerra, noi curiamo non combattiamo”

La lettera aperta di un’infermiera al direttore di Asl 3 Luigi Carlo Bottaro

Buongiorno Dott. Bottaro,
mi chiamo Laura Brusasco attualmente in attivo presso il Servizio Cure Domiciliari Distretto 10.
Il 12 Aprile, giorno di Pasqua, ho ricevuto via Whats app (come tutti gli operatori ASL3) i Suoi auguri unitamente al ringraziamento per il lavoro fin qui svolto nell’ambito dell’emergenza sanitaria. Lavoro che Lei sottolinea essere svolto con coraggio, dedizione e abnegazione nonostante la paura e di cui Lei stesso si dimostra fiero.

Non nascondo che le Sue parole mi hanno fatto piacere: siamo umani e cediamo sempre un po’ alle lusinghe e spero le Sue siano sincere.

Avrà assistito anche Lei invece alle lusinghe molto ipocrite di cui siamo stati fatti oggetto: dalla stampa ai politici faziosi che non hanno perso occasione per usare il nostro lavoro ed impegno quale vetrina per le loro personalissime campagne. Questo dopo anni e anni in cui sulla nostra professione si sono riversate parole molto meno lusinghiere per non dire offensive e calunniose.

Le chiedo Dott. Bottaro di dimostrare ora, insieme a tutta la Dirigenza ASL 3, di essere seriamente e sinceramente dalla parte del personale sanitario.

In primis Le chiederei di intervenire riguardo l’insopportabile linguaggio attraverso cui viene narrata questa emergenza e con cui siamo ritratti noi operatori.

Sgombriamo il campo da malintesi: non c’è nessuna guerra in atto, così come non ci sono eroi, trincee, nemici, martiri, soldati, campi di battaglia.

Questo va chiarito molto bene perché l’unico scenario in cui ci troviamo è quello della CURA con professionisti che, nonostante le condizioni disastrose in cui versa la nostra sanità, non cessano di prestare la loro opera.

Il COVID 19 non è un nemico da sconfiggere, bensì una malattia da curare con strumenti adeguati: formazione del personale rapida ma di qualità, adeguati mezzi e dispositivi di sicurezza in attesa di cure mediche più certe.

Fossimo in guerra saremmo già stati armati fino ai denti e con le armi più sofisticate di cui siamo produttori ed esportatori. Non si può dire lo stesso dei DPI tanto per fare un esempio.
Siamo nella CURA ma trattati come un’armata Brancaleone di cui ci si può permettere di perdere pedine come soldati che la guerra l’hanno scelta per mestiere.

Noi no! Noi abbiamo scelto la Salute, la Vita, la Cura e su questi valori fondanti del nostro lavoro desideriamo rimanere e vi vogliamo al nostro fianco per ribadirlo con fermezza.
La cura dei pazienti passa attraverso la cura che si ha del personale, nella preoccupazione che tutto sia stato garantito affinché infermiere, infermieri e medici vengano preservati come un bene prezioso.

Sicurezza dei luoghi di lavoro e salute delle operatrici e degli operatori…. non vogliamo essere trasformati in martiri perché questa immagine legittima, e a torto, una visione fatalistica in conflitto con il nursing e con la scienza medica.
Con Anna Poggi nel cuore e sulla pelle!

Laura Brusasco

Ascolta l’intervento di Laura Brusasco durante la trasmissione di Radio Kavedio:



LINK:

Verso il 25 Aprile. Riflessioni urgenti sulla necessità di rompere il vetro e tornare in strada

Coronavirus e informazione, quando l’assembramento selvaggio diventa un format


Italia 2020. Attacco alla città

di Enrico Fravega (Sociologo, Ph.D in Scienze sociali e Research Fellow all’Univresità di Trento) , Studi sulla questione criminale, 18 Aprile 2020

Smettiamo di dire che è una guerra

da Annamaria Testa, Internazionale, 30 Marzo 2020

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