M.I.L.F.! Mothers (that) Incredibly, Like to Fuck!

 M.I.L.F.!

Mothers (that) Incredibly, Like to Fuck!

Fonte: NonCollettivoQueerBlog

Il progetto nasce dalle necessità e dal desiderio di combattere lo stigma sociale che si è abbattuto da sempre su quelle madri che scelgono di avere una sessualità libera e consapevole; stigma che dal “chiacchiericcio di quartiere” passa velocemente alla minaccia reale di perdere il lavoro, la potestà genitoriale e il suo legittimo riconoscimento.

Dall’alba dei tempi il ruolo e la figura della madre sono cambiati, si sono modificati e si sono

declinati in vari modi che troppo spesso però, come ogni ruolo riservato alle donne, sono

limitati a opzioni estremamente idealizzati (l’angelo del focolare) o disperatamente superficiali ( vedi la casalinga patinata e impeccabile degli anni ‘50) influenzati anche dalle fiction pop degli ultimi decenni, facendo si che nella nostra società persista il giudizio e la condanna di comportamenti diversi dall norma.

Giudizio che viene interrotto solo nel momento in cui le donne over 35 madri siano oggetto passivo nella sintesi estremamente sessista meglio conosciuta con l ‘acronimo M.i.l.f. ( mothers that i like to fuck) e che quindi posseggano una sessualità solo nel momento in cui qualcuno voglia “farsele”.

Le testimonianze che ci stanno arrivando e che speriamo continuino ad arrivarci danno voce a madri che sono protagoniste attive della loro sessualità e dei loro desideri, da qui il nome della nostra campagna come riappropriazione di un acronimo imposto, quindi si M.I.L.F, ma nel senso di Mothers (that) , Incredibly, Like to Fuck!

Un aspetto di questo dibattito che al NonCollettivoQueer non può sfuggire è inoltre la molteplicità delle madri “non conformi” a quei modelli stereotipati di maternità che purtroppo spesso sono l’indice dell’accettazione sociale: l* madri LGBTQIAK+ (lesbiche, transgender, non binary, agender, asessuali, bisessuali ecc), madri kinky, cioè praticanti o curiose del BDSM e della sessualità alternativa, madri con neurodiversità, madri con problemi e patologie mentali o fisiche).

Sia chiaro che non vogliamo neanche suscitare l’indignazione di quei padri che leggendo penseranno “esistiamo anche noi!”, siamo consci*della loro esistenza e anzi confidiamo in un supporto che aiuti a dare spazio e responsabilità anche a loro nel progetto genitoriale.