Sui fatti di Giovedì sera

Ciò che è avvenuto al Buridda giovedì sera è un fatto gravissimo. Un manipolo di 15 persone, usando come pretesto un’offesa personale, ha in realtà tentato di risollevare vecchi schemi e ormai datati contrasti politici, sabotando di fatto una serata che consisteva nella presentazione di un libro. In primis siamo dispiaciuti per tutte quelle persone, molte, che sono venute in uno spazio occupato per sentire e dibattere intorno alle sensazioni che Altai ha suscitato loro, e sono invece state private di questa possibilità. Siamo consapevoli delle nostre pecche organizzative ma soprattutto della nostra ingenuità. Molti di noi hanno sottovalutato le avvisaglie e qualche altro si è invece fidato della parola di questi assurdi personaggi.

Abbiamo fatto il possibile per evitare quello che poi infine si è verificato, agendo dall’inizio con diplomazia, poi cercando energicamente di cacciarli fuori. Dare spazi di espressione a tutti è uno degli obiettivi del Buridda, ma chi ha sfruttato questa opportunità per fare quello che ha fatto non può più avere agibilità in luoghi simili. Vogliamo sottolineare che noi ci sentiamo i primi ad essere stati attaccati, noi che questo spazio lo abbiamo occupato 7 anni fa, che abbiamo organizzato centinaia di iniziative culturali e migliaia di concerti, e che da anni portiamo avanti in questa città un’idea di cultura altra.

Viviamo la nostra esperienza di autogestione più guardando avanti che indietro. Vorremmo uscire dal ‘900 cercando di non dare peso a certi individui che vivono con la sola funzione di denigrare il lavoro altrui, senza proporre mai niente di nuovo. Abbiamo sperato che certi retaggi potessero essere superati per andare finalmente oltre e riprendere a indirizzare le nostre energie contro quelli che consideriamo i veri nemici e i veri infami. Evidentemente questo non è possibile: quello che è avvenuto giovedì scorso è un’atto politico di natura squadrista, perchè chi irrompe, impone le sue idee e poi impedisce ad altri di parlare, non può essere definito in maniera differente. Nessuno si dovrà più permetter di sabotarci un iniziativa e di mettere un nostro ospite nella condizione di andare via. Non cederemo a queste squallide intimidazioni. Invitiamo pertanto i Wu Ming a tornare in Buridda a presentare Altai e le loro future pubblicazioni.

Laboratorio Sociale Occupato Buridda

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